Prodotti Tipici Italiani

Piccadilly, Datterino e Ciliegino: tre pomodori che conquistano la cucina

Sissi 19 May 2026 77 visite 0 commenti

Un viaggio tra sapori, geografie e identità di tre varietà amate dai cuochi di casa e di professione


Introduzione

Nel pantheon dei pomodori italiani, esistono tre varietà che negli ultimi decenni hanno scalato le preferenze di chef, gastronomi e appassionati di cucina: il Piccadilly, il Datterino (con la sua affascinante variante gialla) e il Ciliegino. Tre caratteri diversi, tre geografie distinte, un unico filo rosso — e talvolta giallo — che li unisce: la dolcezza intensa, la buccia sottile, e quella versatilità che li rende protagonisti tanto di un sugo veloce quanto di un piatto gourmet. Questo articolo ne esplora le origini, le caratteristiche e i territori che li hanno resi grandi.


Il Piccadilly: il nipote del Vesuviano

Origini e territorio

Il Piccadilly è una delle varietà più riconoscibili sul banco dell'ortofrutta italiana. La sua storia affonda le radici nell'antico pomodoro "Vesuviano", coltivato da secoli nel sud Italia, e in particolare nell'areale campano, di cui rappresenta un erede diretto per struttura genetica e profilo organolettico. Nonostante il nome evochi la celebre piazza londinese — con la quale condivide forse solo la notorietà — il Piccadilly è un prodotto del tutto mediterraneo nel carattere e nell'espressione gustativa.

Oggi le coltivazioni più pregiate si trovano in Sicilia, in particolare nella zona di Pachino (Siracusa), territorio dai terreni fertili e ricchi di minerali, dove il sole abbondante e le brezze marine contribuiscono a svilupparne il colore rosso vivo e la concentrazione zuccherina. Il clima temperato-caldo della Sicilia si rivela ideale: d'estate la produzione è in piena campagna, nei mesi invernali le serre proteggono le piante dal freddo che non sopportano.

Caratteristiche

Il Piccadilly si presenta in grappoli composti da 15–20 frutti di forma ovale e allungata, con un peso unitario compreso tra i 30 e i 50 grammi. Il colore è un rosso acceso e brillante, la polpa consistente e succosa. Ciò che lo distingue davvero è l'equilibrio tra dolcezza e sapidità, con una buccia sottilissima che in cottura si amalgama perfettamente alla polpa, eliminando la necessità del passaverdure. È ricco di licopene, vitamina C e vitamina A, con un apporto calorico contenuto intorno alle 20 kcal per 100 grammi.

In cucina

Il Piccadilly è un campione di versatilità. Crudo in insalata o su bruschette ne esalta la freschezza; cotto in padella con un filo d'olio extravergine e basilico diventa la base di un sugo profumato in pochissimi minuti. La buccia sottile permette di frullarlo intero, senza sprechi. Si abbina con eleganza al pesce, alle carni bianche e alla pizza, e i grappoli interi si possono conservare appesi per diverse settimane.


Il Datterino: il gioiello di Campania e Sicilia (anche in versione oro)

Origini e territorio

La storia del Datterino è avvolta in una certa leggenda. Delle oltre 3.000 varietà di pomodori presenti nel mondo, il datterino è tra le più recenti in Italia, frutto di incroci o — secondo una suggestiva narrazione popolare — di una pianta spontanea scoperta alla fine dell'Ottocento in Campania, nella provincia di Salerno, da un agricoltore locale. Da questa serendipità agronomica è nata una varietà che si è imposta nel mercato italiano prima e mondiale poi, nell'arco degli ultimi trent'anni, grazie al sapore delicato, dolce e fruttato, con un'acidità quasi assente.

Le sue zone d'elezione in Italia sono la Campania e la Sicilia. In Campania, alcune coltivazioni di datterino trovano il loro habitat ideale alle pendici del Vesuvio, dove i terreni di origine vulcanica e i microclimi particolari conferiscono al frutto una concentrazione zuccherina e un'acidità bilanciata che lo rendono inconfondibile. In Sicilia, le coltivazioni si estendono nella costiera ragusana e ai piedi dell'Etna, dove pure il suolo vulcanico fa la differenza. Altre produzioni di rilievo si trovano in Puglia, Molise e Lazio, ma è nel Meridione profondo che il datterino dà il meglio di sé, essendo totalmente intollerante alle temperature sotto i 5 °C.

La variante gialla: l'oro del Mediterraneo

Il datterino giallo merita un capitolo a parte. Rispetto al fratello rosso, è ancora più dolce — con un grado Brix che oscilla tra 8 e 14°, collocandosi tra i pomodori più zuccherini in assoluto — e privo di licopene, sostituito da betacarotene e altri carotenoidi che gli conferiscono il caratteristico colore dorato. La bassa acidità lo rende ideale per chi ha un palato sensibile.

Un cenno speciale merita il Pomodorino giallo del Piennolo, coltivato alle pendici del Vesuvio e giunto fino ai giorni nostri grazie alla tenace tradizione dei monaci camaldolesi di Nola, che per secoli lo hanno conservato nei loro orti. Il nome "Piennolo" — che in napoletano significa "pendolo" — deriva dall'usanza di raccoglierli in grappoli e appenderli sui balconi, dove la gente che passava li scambiava appunto per pendoli oscillanti.

La coltivazione del datterino giallo richiede tempi di raccolta più lunghi rispetto al rosso (dai 90 ai 120 giorni dal trapianto), ed è questa lentezza che ne costruisce la dolcezza. La sua maggiore fragilità lo rende più raro sul mercato e tendenzialmente più costoso.

Caratteristiche e profilo nutrizionale

Il datterino, in entrambe le versioni, si distingue per la forma allungata che ricorda quella di un piccolo dattero (da cui il nome), il peso medio di circa 40 grammi, la buccia sottile e liscia, la polpa molto consistente e la quasi totale assenza di acidità. Dal punto di vista nutrizionale è un alimento a calorie pressoché nulle (circa 18 kcal/100g), con indice glicemico bassissimo, ottima fonte di potassio, vitamina C e antiossidanti.

In cucina

Il datterino giallo è particolarmente apprezzato in abbinamento con il pesce e i frutti di mare, grazie alla sua delicatezza che non sovrasta i sapori marini. Eccellente crudo in insalata, spicca anche in sughi rapidi dove la sua dolcezza crea un contrasto interessante con ingredienti sapidi come il guanciale o la pancetta. Ne esistono persino confetture artigianali. Il datterino rosso, più poliedrico, è re della pasta al pomodoro fresco, della pizza e delle conserve.


Il Ciliegino di Pachino: una tradizione... nata in Israele

Una storia sorprendente

La storia del Ciliegino è forse la più intrigante delle tre, perché rovescia ogni luogo comune sulla "tipicità" italiana. Il pomodoro ciliegino di Pachino IGP — oggi così radicato nell'immaginario della cucina mediterranea — nacque in realtà nel 1989 presso la Hazera Genetics, una delle più importanti aziende sementiere israeliane, che introdusse in Sicilia due nuove varietà ibride: la Naomi (il ciliegino) e la Rita (a grappolo). I semi furono portati in Sicilia attraverso la società Cois 94 Spa.

L'accoglienza iniziale fu tutt'altro che entusiasta: i produttori locali erano scettici verso queste "novità" che alteravano l'equilibrio consolidato delle coltivazioni tradizionali. In pochi anni, tuttavia, questi pomodorini conquistarono prima i mercati italiani e poi quelli europei, fino a diventare sinonimo stesso di Pachino. Il successo si deve anche all'introduzione di due geni particolari (rin e nor) che permettono al frutto di mantenere inalterate le sue caratteristiche per due-tre settimane dopo la raccolta, rivoluzionando la logistica della distribuzione.

Il territorio e l'IGP

Ciò che è indiscutibilmente italiano — e siciliano — è il terroir che ha trasformato questi semi ibridi in un'eccellenza mondiale. La zona di produzione del Pomodoro di Pachino IGP, riconosciuta dall'Unione Europea nel 2003, comprende i comuni di Pachino, Portopalo di Capo Passero, Noto (provincia di Siracusa) e Ispica (provincia di Ragusa). Un territorio dove la combinazione di sole abbondante, acque di irrigazione con un peculiare grado di salinità, temperature miti e terreni minerali ricchi crea condizioni uniche e irriproducibili altrove.

Le prime coltivazioni di pomodoro in quest'area risalgono al 1925, quando soppiantarono progressivamente la viticoltura lungo la fascia costiera. Negli anni Sessanta arrivarono le prime serre in polietilene, che ancora oggi caratterizzano il paesaggio di questa parte della Sicilia sudorientale. Il disciplinare IGP tutela quattro tipologie di pomodoro: il tondo liscio, il costoluto, il pomodoro a grappolo e naturalmente il ciliegino.

Caratteristiche

Il ciliegino di Pachino è inconfondibile: piccolo, tondo, con il classico grappolo a spina di pesce, il colore rosso vivace e brillante, la polpa succosa e un grado Brix elevato che indica un'eccezionale dolcezza. La consistenza è soda, la resistenza post-raccolta notevole. L'esposizione prolungata ai raggi solari favorisce la sintesi del licopene, il potente antiossidante che è anche responsabile del colore intenso e che studi recenti associano a benefici cardiovascolari e non solo.

In cucina

Il ciliegino di Pachino è forse il più versatile dei tre: disponibile tutto l'anno grazie al clima siciliano, si presta a ogni preparazione. Tagliato a metà condisce la pasta con pochi ingredienti essenziali; intero arricchisce insalate, bruschette e spiedini; in sughetto con olive e capperi diventa il classico accompagnamento "alla siciliana" per pesce spada e pollo. Crudo, il suo sapore dolce e intenso non ha eguali.


Tre pomodori, un'identità

Piccadilly, Datterino e Ciliegino rappresentano tre declinazioni diverse di un'identità gastronomica italiana che non è mai stata monolitica. Il primo porta con sé l'eredità vesuviana reinterpretata dalla Sicilia; il secondo nasce da una scoperta fortuita campana e si irraggia in tutto il Meridione, manifestandosi in forme che vanno dal rosso intenso all'oro brillante; il terzo porta il marchio indelebile di un territorio preciso, pur avendo radici geografiche insospettabili.

Ciò che li accomuna — al di là della botanica e della storia — è la capacità di trasformare anche la ricetta più semplice in qualcosa di memorabile. È probabilmente per questo che chi cucina con passione non riesce a farne a meno.

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Scritto da Sissi