Ci sono vini che non ti aspetti. Che arrivi in cucina con un'idea in testa — una ricetta, un'intuizione — e poi apri una bottiglia e tutto cambia. Il Primitivo di Terre dei Vaaz è stato uno di quei momenti.

Un nome, una promessa: Miguel Vaaz

Prima ancora di portarlo in tavola, mi ha incuriosita il nome. Vaaz. Chi era? Ho scoperto che nel Seicento un mercante portoghese di origine ebraica, Miguel Vaaz, acquistò queste terre pugliesi, ottenne il titolo di conte e fondò quello che oggi si chiama Sammichele di Bari. Un uomo che aveva vigneti, trafficava in grano e sapeva cosa voleva dire trasformare una terra in qualcosa di grande.

Quattro secoli dopo, un gruppo di appassionati ha deciso di raccogliere quella eredità. Nel 2016 nasce la cantina Terre dei Vaaz con una missione precisa: fare solo vini d'eccellenza, solo da uve Primitivo, solo da questa terra.

Mi piacciono le persone con una visione così nitida.

 

L'altopiano carsico e quella luce speciale

I vigneti si trovano tra Gioia del Colle, Acquaviva delle Fonti e Sammichele di Bari, a circa 330 metri sul livello del mare. Un altipiano di roccia calcarea, suoli a bassa fertilità, escursioni termiche importanti tra giorno e notte. Non è una terra facile — e il Primitivo qui lo sente.

Quella differenza di temperatura, mi spiegano, regala al vino una freschezza e un'acidità che lo distinguono dal Primitivo del Salento o di Manduria: meno pesante, più elegante, con una vena minerale che si sente fino alla fine del sorso. Per una chef è una notizia bellissima, perché significa un vino che in tavola non copre, ma accompagna.

Aprire una bottiglia di Terre dei Vaaz è come ricevere una lettera da un territorio. Ogni sorso dice: sono della Murgia. Sono roccia, vento e sole di aprile.

— Sissi, dalla cucina

Cosa trovi quando lo stappi

Il colore è un rubino luminoso con riflessi che vanno dal viola al granato. Non opaco, non greve — ha una trasparenza quasi sorprendente per un Primitivo. Al naso arrivano subito ciliegia e marasca, poi qualcosa di floreale — viola, peonia — e sotto una nota speziata discreta, come pepe nero appena macinato.

In bocca è pieno ma non stancante. I tannini ci sono, ma sono setosi. Il finale è lungo, con un accenno di liquirizia che si porta via tutto il resto. È il tipo di vino che fa venir voglia di un altro sorso prima ancora di aver finito il primo.

👁 Vista Rubino luminoso con riflessi violacei
👃 Olfatto Ciliegia, marasca, viola, spezie fini
👅 Gusto Morbido, tannini vellutati, finale di liquirizia
🌡 Servizio 16–18°C · Decantare 20 min.
 

Come lo uso ai fornelli (e a tavola)

Questo è il capitolo che mi appassiona di più. Un Primitivo strutturato ma non pesante apre scenari interessantissimi in cucina — sia come abbinamento che come ingrediente. Eccoti le combinazioni che mi hanno convinta di più:

Pasta al ragù di maiale nero Ragù lenti, cotti per ore, che si sciolgono sulla pasta fatta a mano. Il Primitivo regge la potenza del sugo senza sovrastarlo.
Caciocavallo silano stagionato Classico ma imbattibile. La sapidità del formaggio e la fruttosità del vino si cercano a vicenda nel bicchiere.
Orecchiette con 'nduja e pomodoro arrosto La piccantezza della 'nduja trova nel Primitivo un contrappunto morbido e quasi dolce. Abbinamento coraggioso, risultato memorabile.
Parmigiana di melanzane alla pugliese La versione pugliese, senza besciamella. L'acidità del pomodoro e la dolcezza delle melanzane trovano equilibrio perfetto con questo rosso.

Terre dei Vaaz

Cantina · Sammichele di Bari, Puglia

Visite in cantina su prenotazione, vendita diretta. Se passi da queste parti, vale davvero la pena fermarsi. Portate una lista della spesa.