Non una varietà, ma migliaia mescolate insieme nello stesso campo — che anno dopo anno imparano da sole a resistere al clima che cambia. Ho iniziato a lavorarla per curiosità, e ho scoperto un modo diverso di pensare al pane, prima ancora che alla farina.

La prima volta che ho impastato con farina di miscuglio evolutivo, ho sbagliato tutto. Ho trattato quella farina come una qualunque farina forte da supermercato: idratazione alta, impastatrice a lungo, pieghe energiche. Il risultato è stato un impasto sfibrato, appiccicoso, incapace di reggere la propria struttura. Ho dovuto disimparare. Perché il grano evolutivo non si comporta come un grano moderno selezionato in laboratorio per essere prevedibile — è, letteralmente, il contrario: una popolazione di piante diverse tra loro, che il campo stesso plasma anno dopo anno. E una farina così pretende un modo diverso di essere ascoltata, non dominata.

Dietro questo modo di coltivare il grano c'è il lavoro di una vita di un agronomo italiano, Salvatore Ceccarelli, che per trent'anni ha studiato il grano in Siria prima di riportare l'idea in Italia. Non è una moda passeggera né una trovata di marketing: è un cambio di paradigma rispetto all'agricoltura intensiva e ai grani moderni standardizzati che, da un secolo, dominano i nostri campi.

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Cos'è davvero una popolazione evolutiva

Facciamo chiarezza subito, perché è il punto su cui si fa più confusione. Il grano evolutivo non va confuso con una monovarietà antica come il Senatore Cappelli o il grano Monococco: quelle restano varietà singole, per quanto storiche. Un miscuglio evolutivo — o popolazione evolutiva, termine che lo stesso Ceccarelli preferisce — è invece una mescolanza di migliaia di varietà diverse della stessa specie, seminate insieme nello stesso campo. Una volta in terra, le varietà si incrociano in modo naturale e vengono influenzate dalle caratteristiche pedoclimatiche del luogo: quello che era un insieme di varietà distinte diventa, di fatto, una popolazione che si evolve, anno dopo anno, adattandosi sempre meglio a quel campo specifico — senza bisogno di chimica, di irrigazione forzata o di selezione in laboratorio.

Il principio non è nuovo: Ceccarelli cita un lavoro scientifico pubblicato già nel 1938 dall'Università della California, che documentava come mescolare più varietà nello stesso campo fosse uno strumento agronomico efficace contro malattie e insetti. Ma è stato lui, insieme alla moglie e collega Stefania Grando, a portare l'idea alla sua espressione più compiuta, lavorando per decenni presso l'ICARDA — il centro internazionale di ricerca agricola per le zone aride — nella Siria della Mezzaluna Fertile.

Il Grano Evolutivo in Breve
  • Cos'èMescolanza di migliaia di varietà della stessa specie, seminate insieme in uno stesso campo
  • IdeatoriSalvatore Ceccarelli e Stefania Grando, agronomi, ex Università di Perugia e ICARDA
  • Dove nasceSiria, Mezzaluna Fertile, primi esperimenti a inizio anni 2000
  • Introduzione in ItaliaNel 2010, per opera dello stesso Ceccarelli
  • Miscuglio più notoIl "Miscuglio di Aleppo", circa 2.000 varietà di grani teneri antichi
  • Perché "evolutivo"La popolazione continua a cambiare nel tempo, adattandosi al clima e al terreno
  • Resa agronomicaPiù bassa rispetto ai grani moderni — ma più stabile negli anni difficili
  • Uso in cucinaPane a lievitazione naturale, focacce, pasta fresca, frolle
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Come si evolve un miscuglio, campo dopo campo

Il meccanismo, spiegato da Ceccarelli stesso, è più semplice di quanto sembri. Una volta seminate insieme, le diverse varietà si scambiano geni in modo naturale nel corso delle generazioni. Ogni anno, alcune piante troveranno condizioni climatiche favorevoli e produrranno di più; altre, nello stesso campo, troveranno condizioni sfavorevoli e produrranno di meno — ma potrebbero essere proprio quelle a trovare le condizioni migliori l'anno successivo. È l'agricoltore, poi, a poter selezionare all'interno del campo le piante con le caratteristiche più adatte a quel determinato ambiente: un miglioramento genetico che Ceccarelli chiama, appunto, evolutivo, perché avviene nel campo e non in un laboratorio.

Il vantaggio, secondo chi lo promuove, è la resilienza: poiché nessuno può prevedere con esattezza come cambieranno temperatura, piovosità, malattie e insetti da un anno all'altro, una popolazione con migliaia di combinazioni genetiche diverse ha sempre, al proprio interno, qualche pianta in grado di rispondere bene a condizioni impreviste. Il prezzo da pagare è una resa inferiore rispetto ai grani moderni selezionati per la produttività massima — un compromesso dichiarato, non nascosto, tra quantità e adattabilità.

Una popolazione evolutiva non è altro che una mescolanza di tantissime varietà diverse della stessa specie. Questi miscugli servono a far fronte al cambiamento climatico grazie alla loro capacità di evolversi nel tempo.
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Il profilo sensoriale: cosa cambia in bocca

Qui entra in gioco la parte che, da cuoca, mi interessa di più. Le farine ottenute da miscugli evolutivi vengono quasi sempre macinate a pietra, un metodo che conserva germe e crusca invece di separarli — e il risultato è una farina dal profumo intenso e dal sapore rustico, con note erbacee, tostate, sentori di nocciola e di fieno che i grani moderni standardizzati, selezionati per neutralità e resa, hanno in gran parte perso. Il colore tende leggermente al grigio rispetto al bianco uniforme delle farine raffinate — e proprio per questo, in cottura, restituisce croste più scure e profumate.

Un dettaglio che mi ha colpita: il profilo aromatico non è mai identico da un'annata all'altra. Proprio perché la popolazione evolve in risposta al clima e al terreno di ogni stagione, la farina che si ottiene racconta, in un certo senso, l'anno che è stato — un concetto molto più vicino a quello del vino che a quello della farina industriale, dove l'uniformità è l'obiettivo dichiarato.

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La resa tecnica: capire il glutine debole prima di impastare

Qui bisogna essere onesti, perché è il punto dove più spesso si sbaglia in cucina — ed è dove ho sbagliato anche io la prima volta. Le farine di miscuglio evolutivo hanno, quasi sempre, una maglia glutinica più debole ed estensibile rispetto ai grani moderni: in termini tecnici, un W medio-basso. Per fare un confronto concreto, varietà antiche come il Gentil Rosso toscano — spesso incluso proprio in questi miscugli — si attestano intorno a W85, contro una farina "0" moderna sulle W200 e una Manitoba che può arrivare a W400. Un W più basso significa una rete di glutine meno fitta e meno resistente: l'impasto si presenta meno elastico, tende a rilassarsi più facilmente e regge meno bene le lunghe lievitazioni sotto sforzo.

Dove rende al meglio

Pane a lievitazione naturale con lievito madre, focacce, pasta fresca, frolle e biscotti. Impasti dove una struttura più rilassata ed estensibile è un pregio, non un difetto — e dove il sapore complesso della farina può emergere senza dover competere con una lievitazione aggressiva.

Dove serve più cautela

Grandi lievitati (panettoni, colombe, lievitati farciti) che richiedono un glutine tenace capace di reggere impasti ricchi di grassi e zuccheri per ore. Qui un miscuglio puro fatica: meglio riservarlo ad altri impieghi, o usarlo in percentuale minoritaria accanto a una farina più forte.

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Valore nutrizionale e digeribilità: cosa si può dire con certezza

Sul fronte nutrizionale, la combinazione di macinazione a pietra — che mantiene germe e crusca — e la variabilità genetica della popolazione tende a restituire una farina più ricca di fibre e micronutrienti rispetto a una farina raffinata standard. Alcuni studi preliminari, condotti nell'ambito del progetto Bio2 da Open Field, suggeriscono che il pane fatto con grani evolutivi abbia un rilascio dell'amido più lento, con risposte glicemiche e insulinemiche post-prandiali meno intense su soggetti sani — un dato interessante, ma che gli stessi ricercatori definiscono ancora preliminare, e che va quindi preso come un'indicazione di ricerca in corso, non come un fatto acquisito.

Va detto con altrettanta onestà che non tutti nel mondo scientifico e alimentare condividono questo entusiasmo: alcune voci critiche fanno notare che affermazioni sulla digeribilità andrebbero sempre accompagnate da dati oggettivi e verificabili — indice di glutine, percentuale di glutine, caratteristiche reologiche misurate in laboratorio — piuttosto che presentate come proprietà intrinseche della "naturalità" del miscuglio. È un promemoria utile: un glutine più debole rende l'impasto diverso da lavorare, ma non lo rende automaticamente adatto a chi soffre di celiachia o di sensibilità al glutine, condizioni che il miscuglio evolutivo non risolve in alcun modo.

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Consigli pratici per panificare con il miscuglio evolutivo

Dopo il primo impasto disastroso, ho cambiato approccio — e da allora i risultati sono cambiati con lui. Ecco cosa ho imparato, punto per punto.

  • Autolisi lunga, prima di tutto. Mescolare farina e la maggior parte dell'acqua e lasciare riposare 60-90 minuti prima di aggiungere lievito e sale aiuta il glutine debole a formarsi con il minimo sforzo meccanico, senza bisogno di impastare a lungo.
  • Preferire la pasta madre al lievito di birra. Una fermentazione lunga e lattica non solo esalta il profilo aromatico complesso della farina, ma scompone parte delle proteine e degli amidi durante la maturazione, ammorbidendo un impasto che di suo è già meno strutturato.
  • Pieghe di rinforzo, non impastamento energico. Una serie di pieghe delicate ogni 30-40 minuti in fase di puntatura dà struttura all'impasto senza stressare una maglia glutinica che si spezza facilmente se lavorata troppo a lungo o con mani calde.
  • Idratazione alta ma guadagnata, non imposta. Il miscuglio assorbe acqua molto bene, ma va portato gradualmente: meglio partire attorno al 70% e salire verso il 75-78% solo dopo aver preso confidenza con il comportamento specifico del proprio lotto di farina, che cambia da un'annata all'altra.
  • Se serve più struttura, miscelare — non sostituire. Per pani più alti e alveolati, una piccola quota (15-20%) di farina di grano tenero tipo "0" più forte, mescolata al miscuglio, aiuta a reggere la lievitazione senza rinunciare al profilo aromatico che rende speciale questa farina.
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I Produttori di Riferimento

Il miscuglio evolutivo in Italia si trova ormai in diverse regioni, ciascuna con la propria popolazione adattata al territorio locale — che è, del resto, l'intero senso dell'operazione. Alcune realtà che ho incontrato lungo il percorso.

Mulinum (Calabria) è un'azienda agricola nata per dare vita a una filiera del grano completa e controllata, dalla coltivazione biologica di varietà esclusivamente locali fino alla farina integrale macinata a pietra e al pane con lievito madre secondo ricette tradizionali. Valdibella, cooperativa agricola siciliana di Camporeale, produce una farina integrale biologica da miscuglio evolutivo di grano tenero, macinata a pietra da grano coltivato in Sicilia. Cantina San Biagio Vecchio, in Toscana, coltiva dal 2022 un miscuglio a base di Gentil Rosso insieme ad altre varietà storiche — Verna, Andriolo, Sieve, Inallettabile 96, Autonomia B — macinato a pietra presso un mulino biologico di Predappio. Nelle Marche, la Rete Cerere Picena lavora sul "Miscuglio di Aleppo" in collaborazione diretta con il lavoro di Ceccarelli, mentre in Toscana il Molino Angeli utilizza un miscuglio di grani antichi messo a punto dal professor Stefano Benedettelli dell'Università di Firenze.

 

Una nota finale: lavorare con il miscuglio evolutivo mi ha insegnato qualcosa che va oltre la panificazione. Ho smesso di cercare la farina "perfetta e sempre uguale" e ho iniziato ad accettare che ogni sacco racconti una storia diversa — il campo, l'annata, il clima di quei mesi. Non è la farina più facile con cui lavorare. Ma è, forse, quella più onesta: si adatta al campo, e chiede solo a noi di adattarci un po' anche in cucina.