Nato per caso in una trattoria di Bari nel 1967, dimenticato per trent'anni, riscoperto da un romanzo e da una fiction Rai, celebrato da Stanley Tucci davanti alle telecamere della CNN. Oggi è Prodotto Agroalimentare Tradizionale — ma la ricetta che gira in rete non è quasi mai quella vera. Ho voluto ricostruirla fino in fondo.

 

La prima volta che ho letto tre ricette diverse degli Spaghetti all'Assassina — una che diceva di cuocere la pasta cruda direttamente in padella come un risotto, un'altra che parlava di un "brodo di pomodoro", una terza che ci aggiungeva la burrata — ho capito che qualcosa non tornava. Un piatto che in teoria ha un solo inventore, un solo anno di nascita e un solo indirizzo, eppure viene raccontato in modi che si escludono a vicenda. Ho deciso di andare a fondo, e quello che ho trovato è una storia più interessante di qualsiasi variante di tendenza: un piatto nato dalla fame di un cuoco squattrinato, quasi sparito, e oggi conteso tra chi lo difende com'era davvero e chi lo ha trasformato in un fenomeno virale che spesso non gli somiglia più.

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Bari, 1967: una sera, due avventori e una dispensa quasi vuota

La storia più accreditata — ricostruita dallo storico e demologo barese Felice Giovine e, più di recente, confermata da un'intervista diretta rilasciata dallo stesso protagonista al gastronomo Sandro Romano — comincia nel 1967 in una piccola trattoria del centro di Bari, Al Sorso Preferito. Il cuoco Enzo Francavilla, foggiano di 33 anni, aveva appena rilevato il locale con un prestito, spendendo tutto quello che aveva. Pochi giorni dopo si presentarono due clienti napoletani, chiedendo un piatto che non avessero mai assaggiato prima.

In dispensa non c'era quasi nulla: una testa d'aglio, dei pomodori pelati, del peperoncino fresco e degli spaghetti. Francavilla improvvisò. Mise l'olio nella grande padella di ferro insieme ad aglio e peperoncino, li lasciò scurire quasi fino al limite, poi vi rovesciò i pelati schiacciati a mano: il contatto tra il pomodoro e l'olio bollente provocò una fiammata, che il cuoco spense subito con un coperchio per intrappolarne il sentore affumicato. Nel frattempo aveva ammorbidito gli spaghetti in acqua bollente — non li aveva cotti a crudo in padella, un dettaglio su cui torneremo — e li versò ancora piegati nel sugo, mantecando finché il pomodoro non si strinse caramellandosi, per poi far rosolare il tutto e creare la crosticina finale. Ai due commensali raccomandò di non bere finché non avessero finito di mangiare. Loro apprezzarono il piatto, ma tra una forchettata e l'altra, vinti dal piccante, gli dissero scherzando che era "un assassino". Da lì il nome.

Non tutte le fonti concordano sui dettagli minori: alcune collocano la trattoria in via Bozzi, nel quartiere Umbertino, altre a pochi passi dal lungomare Araldo di Crollalanza; una voce minoritaria, riportata anche da Wikipedia in lingua inglese, attribuisce invece l'origine al ristorante Marc'Aurelio, oggi chiuso. La versione Al Sorso Preferito / Enzo Francavilla resta però quella sostenuta dalla fonte più solida disponibile — l'intervista diretta all'inventore, raccolta prima della sua scomparsa — ed è quella su cui si basa anche il riconoscimento ufficiale della Regione Puglia, di cui parlo più avanti.

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Mito contro documento: la ricetta che gira in rete non è quella originale

Questo è il punto che mi ha convinta a scrivere questo articolo. Per anni la ricetta si è tramandata solo tra pochi ristoranti — tra cui lo stesso Al Sorso Preferito e il Refugium Peccatorum — fino a quando un gruppo di amici appassionati, riunitisi in un'associazione autonominatasi "accademia", ha iniziato a testarla e divulgarla nei locali della città. Il problema, secondo la ricostruzione di Sandro Romano — che ha intervistato personalmente Francavilla e ha co-firmato il dossier che ha portato al riconoscimento ministeriale — è che la versione diffusa da quel gruppo si è rivelata diversa dalla ricetta originaria, e piena di errori tecnici e storici.

I due scarti principali tra mito e documento riguardano proprio il cuore della tecnica:

La cottura della pasta

La leggenda diffusa online, e ripresa anche da diverse fonti enciclopediche, vuole gli spaghetti cotti interamente a crudo in padella, "risottati" dall'inizio alla fine come un riso. Ma secondo la testimonianza diretta di Francavilla, la pasta veniva prima sbollentata in acqua e solo poi trasferita, ancora al dente, nel sugo bollente per la mantecatura finale. La risottatura totale da crudo, oltre a non essere quella storica, trattiene nella padella tutto l'amido, alterando la consistenza che ha reso il piatto famoso.

Il "brodo" di pomodoro

Molte ricette diffuse parlano di un "brodo di pomodoro", spesso altro non è che concentrato diluito in acqua. Un vero brodo, però, è un liquido ottenuto per lenta solubilizzazione — non una semplice diluizione. La preparazione originale di Francavilla usava pomodori pelati schiacciati a mano, versati direttamente nell'olio bollente per creare la fiammata che dà al piatto il suo caratteristico sentore affumicato: un procedimento tecnicamente ben diverso.

Non è un dettaglio da puristi: è la differenza tra un piatto ricostruito da fonte diretta e uno nato da un passaparola che, negli anni, ha accumulato imprecisioni — poi amplificate da centinaia di video e ricette online, comprese testate nazionali ed estere che hanno ripreso la versione "sbagliata" senza verificarla.

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Quattro elementi che non si discutono

Al di là delle divergenze tra le due tradizioni, ci sono alcuni elementi tecnici su cui tutte le fonti — accademiche, giornalistiche e professionali — concordano. Sono questi a definire davvero un'Assassina, qualunque versione se ne prepari.

La padella di ferro

Tradizionalmente di ferro nero, mai lavata con detersivo ma solo con carta di giornale per non perdere il grasso accumulato in cottura — una pratica oggi messa da parte per motivi igienici nei ristoranti, ma ancora rivendicata dai puristi. Il ferro conduce il calore in modo più aggressivo dell'acciaio, condizione necessaria per la bruciacchiatura controllata. Diametro minimo consigliato: 36 cm, per contenere gli spaghetti interi senza spezzarli.

Il peperoncino e l'aglio

Freschi nella ricetta originale, oggi spesso anche secchi — molti ristoranti baresi usano varietà locali come il peperoncino secco murgiano. La base aromatica va fatta scurire quasi al limite della bruciatura prima di aggiungere il pomodoro: è il primo passaggio che costruisce la nota affumicata del piatto.

La fiammata controllata

Il momento in cui i pelati schiacciati incontrano l'olio bollente produce una fiammata che va subito coperta con un coperchio, per trattenere il fumo e trasferirlo al piatto. È il gesto che, più di ogni altro, rende il piatto cinematografico — e che gli ha valso l'appellativo alternativo di "spaghetti bruciati".

La crosticina finale

Che la pasta venga sbollentata o risottata da crudo, il risultato finale deve avere una parte a contatto diretto con il metallo rovente, leggermente caramellata e croccante — quello che a Bari chiamano affettuosamente il "bruciacchiatello". Non deve mai virare all'amaro: quello è il segno che la tecnica è stata eseguita male, non un pregio del piatto.

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Il riconoscimento ufficiale: P.A.T. dal 6 febbraio 2026

Il 6 febbraio 2026 il Ministero dell'Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste ha pubblicato il 26° aggiornamento dell'elenco nazionale dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali (P.A.T.), includendo gli Spaghetti all'Assassina tra le 35 new entry pugliesi che hanno portato la regione a quota 414 prodotti, superando Veneto ed Emilia-Romagna e conquistando il quarto posto nazionale. Il riconoscimento premia metodiche di lavorazione consolidate nel tempo e praticate sul territorio da almeno 25 anni.

Il dettaglio che rende questo riconoscimento particolarmente significativo è documentale: il dossier che lo ha reso possibile è stato costruito dall'Università di Bari in collaborazione con Sandro Romano e lo chef Giuseppe Frizzale, e si basa su prove storiche precise — tra cui il libro "I come Italiani" di Enzo Biagi, pubblicato nel 1993, che cita già il piatto. Questo significa che la ricetta ufficialmente riconosciuta come tradizionale è quella ricostruita dalla testimonianza di Francavilla, non la versione "risottata da crudo" più diffusa online — un fatto che, secondo lo stesso Romano, difficilmente riuscirà a correggere anni di divulgazione imprecisa, ma che almeno fissa un punto di riferimento verificabile.

L'Assassina in Cifre
  • Anno di nascita1967, trattoria Al Sorso Preferito, Bari
  • InventoreEnzo Francavilla, cuoco foggiano
  • Periodo di oblioDagli anni '80 fino ai primi anni 2010
  • Romanzo che lo rilancia"Spaghetti all'Assassina" di Gabriella Genisi, 2015
  • Fiction RaiLe indagini di Lolita Lobosco, episodio dedicato, 2021
  • Consacrazione internazionaleStanley Tucci, Searching for Italy (CNN), 2022
  • Riconoscimento P.A.T.6 febbraio 2026, Ministero dell'Agricoltura
  • Posizione Puglia nei P.A.T. italiani4° posto, 414 prodotti totali
  • Ente di riferimentoRegione Puglia — Assessorato all'Agricoltura
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Due accademie, un marchio registrato e la "guerra" (gentile) per la vera ricetta

Attorno all'Assassina si è formato negli anni un ecosistema quasi calcistico di tifoserie gastronomiche. Da un lato l'Accademia dell'Assassina, l'associazione culturale nata dal gruppo di appassionati che per prima ha riportato il piatto all'attenzione della città — quella, per intenderci, a cui viene attribuita la diffusione della versione "risottata da crudo" oggi contestata sul piano storico, ma che resta un punto di riferimento nel promuovere la tecnica corretta della "risottatura a secco" e nel difendere l'uso della padella di ferro nero.

Dall'altro lato, più di recente, si è costituito il gruppo di lavoro "La Migliore Assassina", con marchio registrato, che nel 2024 e nel 2025 ha organizzato un vero e proprio campionato per ristoranti dedicato alla ricetta — e nel 2025 anche un'edizione riservata agli istituti alberghieri, con le giurie tecniche affiancate dai figli dello stesso Francavilla, Lino e Pina. A vincere le due edizioni sono stati il ristorante Nonna Maria di Noicattaro e Il Teatro del Gusto di Altamura, entrambi in provincia di Bari — locali che, dopo la vittoria, hanno visto arrivare prenotazioni da tutta Italia. Nel 2025 è nato anche il Premio Enzo Francavilla, dedicato alla memoria del cuoco scomparso da poco, con l'obiettivo dichiarato di custodire l'esecuzione tecnica corretta del piatto e promuoverne una narrazione storicamente rigorosa.

Encomiabile la personalizzazione di alcuni chef come lo stellato Felice Sgarra del Casa Sgarra di Trani, che con tecnica e sensibilità ha reso la ricetta ancora più gustosa, rispettandone però i canoni — a differenza della deriva di chi chiama "all'assassina" qualunque cosa bruciacchiata, dal panino al panettone.
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Dal fenomeno locale al caso mediatico internazionale

La traiettoria che ha portato l'Assassina fuori da Bari è insolitamente rapida e ben documentabile passo per passo — un caso di studio su come nasce, oggi, una tradizione gastronomica "virale".

2015 — Il romanzo

La scrittrice barese Gabriella Genisi pubblica "Spaghetti all'Assassina", romanzo della serie dedicata alla vicequestore Lolita Lobosco, ambientato proprio al Sorso Preferito. È il primo passo verso la riscoperta nazionale.

2021 — La fiction Rai

"Le indagini di Lolita Lobosco" arriva su Rai 1 con Luisa Ranieri protagonista. Un intero episodio è dedicato al piatto, che diventa un fenomeno di ricerca online legato a Bari e alla Puglia.

2022 — Stanley Tucci e la CNN

L'attore dedica una tappa della sua Puglia in "Searching for Italy" proprio all'Assassina, girata nel locale barese Urban — L'Assassineria Urbana. Segue un lungo articolo del New York Times, che lo ribattezza "killer pasta".

2026 — Il riconoscimento P.A.T.

Il Ministero dell'Agricoltura formalizza quanto la città sapeva da tempo: l'Assassina entra nell'elenco nazionale dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali, con la ricetta di Francavilla come riferimento documentato.

Nel frattempo il fenomeno ha superato i confini regionali anche fisicamente: il brand "Urban — L'Assassineria", nato a Bari nel 2018 dallo chef Celso Laforgia, ha aperto una sede a Milano in corso di Porta Romana, e lo stesso Laforgia è stato ospite per alcuni giorni a Manhattan, al ristorante L'Ulivo, per una "prova generale" in vista di un'apertura permanente negli Stati Uniti.

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La versione dei professionisti: il caso Felice Sgarra

Non tutte le reinterpretazioni professionali snaturano il piatto: alcune lo elevano restando fedeli alla sua logica. Lo chef Felice Sgarra, una stella Michelin dal 2021 al ristorante di famiglia Casa Sgarra di Trani, ha scelto l'Assassina come piatto simbolo della propria cucina, arrivando a far brevettare un tegame in cordierite pensato apposta per la preparazione — un materiale resistente al calore che, a differenza del ferro tradizionale, non richiede stagionatura con olio e si pulisce con spazzole per pietra, senza detergenti.

La sua versione utilizza spaghettoni di Gragnano trafilati al bronzo ed essiccati lentamente per almeno 24 ore, e una passata ricavata da pomodori coltivati con il metodo pugliese della "seccagna" — irrigazione di soccorso limitata, che concentra gli zuccheri nel frutto. È un esempio di come la ricetta possa essere elevata con materie prime di qualità superiore senza tradirne l'impianto tecnico: pomodoro, peperoncino, aglio, alta temperatura, mantecatura a secco.

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Le derive da evitare

Il successo ha un prezzo, ed è quello che Sandro Romano definisce senza mezzi termini uno "sfruttamento furbo del nome". Una volta che l'Assassina è diventata sinonimo di piccante-e-bruciacchiato, il capoluogo pugliese ha visto fiorire il panzerotto all'assassina, il panino all'assassina, la pizza all'assassina, i taralli all'assassina, persino il panettone all'assassina — prodotti che condividono con l'originale solo il nome e un po' di peperoncino, e che secondo i puristi contribuiscono a diluire l'identità del piatto vero. Anche l'aggiunta di ingredienti come burrata o gamberi, per quanto diffusa sui social e apprezzata da molti, resta guardata con sospetto da chi difende la ricetta storica: non è "sbagliata" in senso assoluto, ma non è l'Assassina di Francavilla.

  • Verificare la cottura della pasta. Se il locale dichiara di "risottare da crudo" presentandola come l'unica versione autentica, sta raccontando la versione più diffusa — non necessariamente quella storica.
  • Diffidare del "brodo di pomodoro" generico. Un concentrato diluito in acqua non è un brodo, ed è tecnicamente lontano dai pelati schiacciati a mano della ricetta di Francavilla.
  • Cercare la padella di ferro. È l'elemento su cui tutte le fonti concordano, storiche e contemporanee: senza quella conduzione di calore, la bruciacchiatura controllata non si ottiene.
  • Considerare le aggiunte come varianti, non come originale. Burrata, gamberi, cozze possono essere ottime interpretazioni personali — ma vanno presentate come tali, non spacciate per tradizione.

Una nota finale: quello che mi ha colpita di più, ricostruendo questa storia, non è la piccantezza del piatto ma la sua fragilità documentaria. Un piatto nato per necessità, quasi scomparso, tramandato per anni da un gruppo di appassionati in buona fede ma con qualche imprecisione, e infine "corretto" a posteriori grazie a un'intervista raccolta poco prima che il suo inventore ci lasciasse. È un promemoria utile: le tradizioni gastronomiche che sembrano più solide sono spesso quelle meno documentate, e vale sempre la pena chiedersi chi lo dice, quando lo ha detto, e a chi lo ha sentito dire prima di lui. Detto questo — sbollentata o risottata da crudo che sia — resta uno dei piatti più onesti e più divertenti da cucinare che conosca.

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